Da ribellione a rivoluzione: perchè si protesta in Iran?

di Martina Rizzini
19 Min.

Immagina di vivere in un altro Paese, di esserti trasferito lì per completare i tuoi studi e di aver ottenuto il lavoro dei tuoi sogni. Immagina di essere abbastanza fortunato da avere una famiglia che ti supporta nelle tue decisioni, che vuole una vita migliore per te. Immagina di aver fatto amicizia con molte persone, di uscire la sera a divertirti, di andare a lezione la mattina, di vivere una vita normale.

E adesso immagina che nel tuo Paese d’origine, quel Paese che hai sempre chiamato casa, dove vive la vostra famiglia, tua madre e tuo padre, i tuoi fratelli e le tue sorelle, una ragazza venga uccisa senza motivo e scoppi una rivoluzione.

Immaginate essere bloccato all’estero, relativamente al sicuro, mentre i membri della tua famiglia rischiano di essere uccisi anche solo perché usciti di casa. Non hai modo di contattare le persone che più ami perché il governo limita Internet e i contatti tra i vari Paesi.

Apri i giornali e leggi delle decine di persone che muoiono ogni giorno. Non sai se tra quelli ci sia un tuo famigliare, un amico, un vicino di casa. 

Questa è la vita di migliaia di cittadini iraniani che risiedono in Italia. Sin dalla morte di Mahsa Amini, avvenuta lo scorso 16 settembre, le proteste hanno infiammato il paese dell’Asia Occidentale, portando il governo a limitare l’accesso a Internet e a uccidere centinaia di protestanti, tra cui 43 bambini.

Ma cosa vuol dire essere un iraniano che assiste a tutto ciò da distante? E cosa sta succedendo davvero in Iran? Lo abbiamo chiesto a una studentessa iraniana iscritta all’Università di Padova, che ha però scelto di rimanere anonima per evitare possibili ripercussioni sulla propria famiglia. Una ragazza che non ha mai smesso di lottare e raccontare cosa sta succedendo nel suo Paese, pur vivendo a più di 5.000 chilometri di distanza da casa. 

Martina (Redazione Nxwss): «Innanzitutto ti voglio ringraziare per essere qui oggi. Non deve essere facile per te raccontarmi tutto ciò che sta succedendo a casa tua, anche perché so che potebbe essere pericoloso per i tuoi cari in Iran. Comincerei chiedendoti, cosa puoi dirci di te?»

Mmh, cosa posso dirvi…Beh, sono una donna iraniana che studia all’Università di Padova. E in realtà, questo è più o meno tutto ciò che posso dire senza mettere in pericolo nessuno dei miei cari che vivono in Iran.

Martina (Redazione Nxwss): «Puoi raccontarci cosa sta succedendo in Iran, a casa tua, nelle ultime settimane, dal tuo punto di vista?»

Penso di dover cominciare dall’inizio.

Allora, le proteste più recenti sono cominciate con la morte di Mahsa Amini. Non racconterò quanto è successo dalle notizie rilasciate dalle fonti “ufficiali” rilasciate dal governo, ma quelle raccontate dalla mia famiglia, da quella di Mahsa Amini e da quella delle persone che erano all’ospedale quando è stata trasferita.

Dovremmo cominciare dal momento in cui è stata arrestata. In pratica, la polizia ha affermato che lei non stava indossando l’hijab in maniera “consona”, il che significa che lo stava tenendo largo, allentato. Questa è l’unica ragione per cui l’hanno arrestata.

L’arresto è avvenuto Tehran, anche se lei viene dal Kurdistan. Lei e suo fratello [che viaggiava con lei, n.d.r.] stavano visitando la città.

Lui ha provato a fermare la polizia, spiegando loro che fossero praticamente solo turisti. La polizia morale lo ha aggreddito e picchiato, il che fa pensare che probabilmente avranno picchiato anche Mahsa.

La ragazza è stata poi trasportata alla Vozara, la “stazione della moralità”, dove vengono condotte tutte le ragazze che non indossano un hijab “consono”. Lì la polizia fa loro firmare alcuni documenti dove dichiarano che d’ora in avanti non indosseranno mai più il velo in quel modo, altrimenti ci saranno delle conseguenze gravi. 


Mentre Mahsa si trovava lì, ha perso conoscenza. Questo momento si può notare in un breve video che è stato pubblicato dal governo. Mahsa è stata poi portata all’ospedale.

Non ne sono esattamente sicura, ma ho sentito dai notiziari che uno dei dottori ha pubblicato le radiografie della sua testa, che mostrano come il suo cranio fosse fratturato, provando così che lei sia stata picchiata. Ci sono inoltre delle foto dell’ospedale in cui si vede del sangue uscirle dall’orecchio, il che mostra come ci fossero ferite interne al cranio. 
Nelle ore successive, quando la notizia è stata diffusa, le persone erano furiose. Un gruppo si è riunito quasi subito all’ospedale per protestare, chiedendo il perché di queste azioni e che il governo ammettesse la sua responsabilità nell’accaduto. Questa è stata la scintilla che ha acceso le proteste cui stiamo assistendo adesso.

Martina (Redazione Nxwss): «Dunque, queste prime persone che si sono presentate all’ospedale non erano i suoi familiari, ma persone qualunque?»

Sì, erano solo dei manifestanti che hanno saputo la notizia. Erano infuriati, perché è una cosa che può succedere a chiunque, no? Se la polizia morale ha il coraggio di uccidere qualcuno solo perché non sta indossando un hijab “consono”, questo può succedere a una qualsiasi ragazza che cammina per strada.

Ma questa non è nemmeno l’unica motivazione per le proteste che avvengono ora. Le proteste sono per tutti gli anni oppressione, per tutti gli omicidi di persone innocenti, per la mancanza di diritti umani di base. È una situazione molto complicata, anche perché ci sono stati molti altri incidenti e avvenimenti che hanno fatto infuriare i cittadini. Le persone stanno protestato per una serie di tantissime cose, non solo la morte di Mahsa Amini. Vogliamo i nostri diritti, vogliamo essere trattati come esseri umani, il che è una cosa naturale da chiedere. Questa è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 

Martina (Redazione Nxwss): «Perché il governo viene criticato così pesantemente?»

Voglio correggerti e dire che noi non critichiamo il governo, non vogliamo una riforma. Noi vogliamo che se ne vadano. Quando è troppo, è troppo. 

Allora, tutto ha inizio con l’esecuzione di massa del 1988, che è avvenuta poco dopo la Rivoluzione del 1979. Praticamente, il governo ha giustiziato i prigionieri politici senza processo. E migliaia [6.000 confermate, n.d.r.] di persone sono morte. Ciò è stato seguito da una serie di omicidi a catena, quando il governo ha ordinato l’uccisione di scrittori, giornalisti, poeti e qualsiasi intellettuale fosse contro il governo. È stato poi rivelato che uno degli attuali direttori del Servizio di Intelligence iraniano all’epoca era era a capo di questa operazione, il che prova che è stata tutta una decisione sistematica del governo. 

Nel 1999, c’è stata la protesta studentesca in uno dei dormitori dell’Università di Tehran, in seguito alla chiusura da parte del governo di un giornale considerato “riformista”. Nella prima notte di protesta, la polizia ha attaccato il dormitorio dove gli studenti stavano dormendo. Nel raid sono morti almeno 7 giovani studenti. Durante queste proteste almeno 70 studenti sono scomparsi negli attacchi, e almeno di due loro non si hanno avuto più notizie. Dunque vedi, i recenti avvenimenti all’università di Sharif non sono nuovi, il governo ha già attaccato e addirittura ucciso gli studenti. 

C’è stata poi un’altra protesta nel 2009, per via della frode elettorale. In pratica, il governo ha dichiarato come vincitore dell’elezione il precedente presidente, nonostante fosse ovvio che il vincitore fosse un altro candidato, di schieramento più liberale e riformista. La protesta è continuata per un anno, durante il quale la polizia ha ucciso almeno 72 persone. Una di queste manifestanti – puoi trovare il video online – è stata colpita da un proiettile alla testa, e la sua è una delle morti meglio documentate di questa protesta. Il suo nome era Neda Agha-Soltan. 

Nel 2017 ci sono state altre proteste a causa della situazione economica del Paese, che includeva anche la produzione di armi nucleari. Ovviamente questa crisi ha avuto più effetti sulla vita dei cittadini comuni. Durante queste manifestazioni, almeno 25 persone sono morte. Questi dati sono quelli confermati dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani: probabilmente le morti sono state di più, ma purtroppo non possiamo esserne sicuri. 


Poi, circa tre anni fa, nel 2018, c’è stato il Novembre di Sangue. Tutto è cominciato perché il prezzo del petrolio è triplicato e le persone hanno cominciato a protestare perché questo ha avuto un impatto significativo sulle vite di tutti. In questo periodo, il governo ha chiuso completamente Internet, e hanno ucciso almeno 1.500 persone nell’arco di due settimane. 

Infine c’è stato l’attacco a un aereo ucraino, volo 752, a cui il governo iraniano ha sparato due missili, uccidendo 177 persone. 
E ora ci sono queste proteste. 
E sai, queste sono solo le cose più importanti che sono successe. Ne abbiamo avuto abbastanza. Non vogliamo più che queste persone siano responsabili del nostro governo. Non sono persone ragionevoli, non ci proteggono e anzi, ci uccidono. Questi incidenti ci hanno riempiti di rabbia.  

Martina (Redazione Nxwss): «Puoi dirci quanto è difficile essere una donna in Iran? C’è qualche differenza in particolare che ti ha scioccata quando sei arrivata in Italia?»

In effetti, in tutto questo non ho nemmeno parlato di come, negli ultimi 43 anni, il governo abbia sempre represso i diritti delle donne, in molti modi. L’hijab? Non disapproviamo l’hijab. Semplicemente crediamo che dovrebbe essere opzionale: dovresti avere la libertà di decidere se indossarlo o meno. Non è giusto essere obbligati a indossare l’hijab se non si vuole. E questo è solo un esempio molto semplice, ma ce ne sono molti altri. 


Secondo la legge, le donne non hanno il permesso di lavorare o studiare senza il permesso del marito. Tuo marito può semplicemente vietarti di lavorare o studiare, e tu non puoi farci niente. 
Non si può nemmeno avere un passaporto senza il permesso di tuo marito, dunque non puoi lasciare il paese. 
Le donne non hanno il diritto di divorziare dal marito, nemmeno in casi di violenza domestica, mentre il marito può farlo.

E se tuo marito chiede il divorzio oppure muore, non puoi avere la custodia dei tuoi stessi figli. La otterrà il nonno paterno o, nel caso sia già morto, lo zio. Non c’è nessun modo per te, come madre, di avere la custodia dei tuoi figli: i tuoi bambini saranno sempre proprietà di tuo marito. 
Questi sono i fattori che hanno protato le donne iraniane a volere i loro diritti, che sono diritti di base, se ci pensiamo. 

Martina (Redazione Nxwss): «Oltre a ciò, c’è anche il problema delle discriminazioni etniche, giusto?»

I cittadini stanno protestando anche per altro, non solo i diritti delle donne. In Iran ci sono moltissime etnie diverse, come i Kurdi, i Turchi, la popolazione Baluchi…tutte queste vengono discriminate costantemente.

Le loro condizioni di vita sono terribili, specialmente per i Baluchi. Non hanno case, nessun accesso all’acqua potabile, non hanno scuole…e, durante le proteste, il governo è arrivato addirittura a sparare su di loro durante le loro cerimonie e preghiere, uccidendo più di 60 persone.

Questi fatti sono imperdonabili. Non vogliamo più queste persone al governo, davvero, perchè non rappresentano in nessun modo la comunità iraniana. Non è ciò che noi, i cittadini dell’Iran, vogliamo perchè non è semplicemente il fatto di indossare o meno l’hijab. Il problema è tutto quanto. 

Martina (Redazione Nxwss): «I tuoi familiari vivono in Iran. Come stanno vivendo le proteste?»

Tenterò di rimanere sul vago, per tenere la mia famiglia al sicuro. La cosa che dovete realizzare del governo iraniano è che non hanno limiti quando si parla di uccidere le persone.

C’è stato un incidente in cui un guidatore stava suonando il clacson nelle vicinanze di una protesta e la polizia gli ha sparato in testa. Ed era nella sua auto, non stava facendo nulla di male. E ci sono video di questa sparatoria. Dunque, non si può essere al sicuro, non sai se tornerai a casa o meno, anche solo se esci a fare qualche commissione. 

Martina (Redazione Nxwss): «Dunque immagino tu sia preoccupata per tutti i tuoi famigliari, non solo per le donne»

Sì, perché non puoi essere sicura che lasceranno chi non protesta fuori da tutto ciò. Sparano alle persone senza nemmeno sapere chi siano e cosa stanno facendo.

E fa davvero tanta paura, soprattutto a chi vive fuori dal paese, perché non possiamo parlare con le nostre famiglia quanto vorremmo. Siamo costantemente preoccupati per loro. Non sappiamo se ce la faranno a superare la giornata o meno. È tutto così caotico…

Martina (Redazione Nxwss): «Ma perché il governo chiude l’accesso a Internet? Non li mette in buona luce, sembra davvero che stiano facendo qualcosa di sbagliato…»

La verità è che al governo iraniano non interessa per niente. Non hanno nulla da perdere. Al momento sono odiati da quasi tutti i paesi del mondo. Fanno solo quello che vogliono loro. 
Chiudono l’accesso a Internet per due motivi: prima di tutto, non vogliono che le persone all’interno del paese comunichino tra di loro, per organizzare proteste o passarsi informazioni. Non vogliono nemmeno che le persone fuori dal paese sappiano quello che sta succedendo, condividendo video o notizie.

Dunque, spegnendo completamente Internet, coprono i loro stessi crimini, il che è la seconda ragione. Non vogliono che le notizie escano dal Paese. E onestamente, non penso nemmeno che ai paesi occidentali e all’Europa interessi più di tanto, però è anche vero che se ricevessero ogni giorno tutte le notizie di tutte le persone che vengono uccise, sarebbe difficile per loro ignorarle e non fare niente al riguardo. Dunque chiudere l’accesso a Internet sta solo aiutando il governo iraniano nell’uccidere i suoi stessi cittadini. 

Martina (Redazione Nxwss): «Pensi che se i paesi Europei, e occidentali in generale, fossero inondati dalle notizie prenderebbero posizione più facilmente?»

Non ne sono così sicura. Per esempio, abbiamo notato che i social media, specialmente Instagram e Facebook, stanno censurando i contenuti sull’Iran. L’algoritmo li sta nascondendo al punto che alcuni post vengono eliminati senza notificare i creatori originali. Non sappiamo il perché, ma sicuramente gioca a favore del governo Iraniano. La censura non è solo in Iran. È anche al di fuori dell’Iran. 

Martina (Redazione Nxwss): «Cosa vorresti che noi Italiani, o occidentali in generale, sapessimo di quanto sta accadendo a casa tua? Qualcosa che tu vorresti dirci».

Penso di averlo già accennato nell’intervista, ma in generale vorrei che le persone realizzassero che il problema non è solo l’indossare o meno l’hijab, di essere contro l’Islam o essere islamofobici. Il problema è non avere una scelta, non poter decidere per se stessi.

Qualcosa in cui magari potreste ritrovarvi è la legge sull’aborto. Okay, alcune persone pensano che le donne non dovrebbero avere accesso all’aborto a prescindere. Ma ci sono moltissime persone che pensano che tu debba avere il diritto di decidere per te stessa. Penso che sia la stessa cosa. E inoltre, è importante notare che questa non è l’unica cosa che vogliamo. Vogliamo che agli Iraniani sia permesso di essere umani, di avere dei diritti. Sono 43 anni che non li abbiamo. 


Penso anche di dover specificare che il nostro governo non rappresenta il nostro popolo. Non siamo d’accordo con le loro politiche, non siamo d’accordo con le loro azioni. Qualsiasi cosa decidano di fare, tocca noi per primi.

Per esempio, come iraniana che vive fuori del Paese, non mi è permesso avere un conto bancario, come risultato dei terribili rapporti che l’Iran ha con gli altri Paesi. E anche se in qualche modo riuscissi ad aprirne uno, la mia famiglia non potrebbe mandarmi denaro. Dunque, come studentessa qui, sono sempre al verde perché non posso ricevere alcun supporto economico dalla mia famiglia.

Questo per dire che, qualsiasi cosa faccia il governo, noi non siamo d’accordo. Noi ne soffriamo semplicemente le consequenze, mentre il governo non ne è toccato minimamente. Non ci rappresentano. Vogliamo che se ne vadano.

Martina (Redazione Nxwss): «A questo punto ti devo chiedere: cosa possiamo fare per aiutare voi iraniani in questo momento così difficile e drammatico?»

Facendo cose del genere, come questa intervista. Cercando di comprendere il quadro generale. Non limitando il tutto a una singola persona che è morta.

Ad esempio, mi è stato detto da un mio amico che i media italiani hanno coperto alcune delle morti accadute nel mio Paese, ma senza connetterle tra di loro.

Dovremmo tutti tenere conto del quadro generale. Tutti gli episodi che ho nominato prima…ci sono così tante cose di cui non ho parlato in ogni singola storia. Ci sono crimini contro l’umanità in ognuno di quegli eventi.

Vorrei che le persone vedessero le cose nella loro interezza e non minimizzassero le proteste in Iran in qualcosa di stupido, chiamandoci ad esempio islamofobici. No, le persone stanno lottando per essere considerate esseri umani. 


E inoltre, qualcosa che potreste tutti fare per aiutare è sensibilizzare sull’argomento, parlare di quanto sta succedendo in Iran. Perché se voi non aiutate le persone a comunicare, il governo non avrà alcuna pressione dall’esterno e potranno soffocare qualsiasi cosa. Potranno commettere omicidi di massa e coprire il tutto. E ovviamente ci sarà un altro evento che porterà a un’altra protesta e così via, ma costerà delle vite. Le persone moriranno. E penso che in quanto esseri umani dovremmo tutti preoccuparci di cose come questa. Non dovremmo lasciare le persone morire solo perché vogliono una vita migliore. 

Per concludere, il punto sulla situazione

Da quando questa intervista è stata fatta, le proteste in Iran non si sono mai fermate. Il governo ha continuato ad uccidere e arrestare i suoi stessi cittadini, che stanno solo manifestando per avere diritti che qui in Italia diamo per scontati. 
Lo scorso 10 Novembre, il Parlamento iraniano ha votato una proposta di legge in favore della pena di morte per tutti i 15.000 manifestanti arrestati dall’inizio delle proteste (ne abbiamo parlato qui), ripetendo di fatto le esecuzioni di massa del 1988. 


Nonostante le sparatorie, gli arresti, le esecuzioni, il popolo iraniano non si ferma. Quella che è cominciata come una protesta per la morte di una sola donna, Mahsa Amini, si sta trasformando in una vera e propria rivoluzione. E il popolo iraniano ha bisogno che si parli di quanto sta accadendo nel loro Paese, perché la loro lotta è la lotta di tutti noi, dei diritti di ogni singolo essere umano su questo pianeta. 

Zan. Zandegi. Azadi.

Woman. Life. Freedom.

Se vuoi rimanere informato su quanto sta accadendo in Iran, ti invitiamo a seguire:

  • Middle East Matters (ig: @middleeastmatters)

Noi di Nxwss ci impegneremo a coprire quanto più possibile le notizie provenienti dall’Iran. 

Scritto da Martina Rizzini


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