Vittime innocenti della mafia, tra di loro anche i giornalisti

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Il 21 marzo è la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, ricorrenza annuale sin dal 1996. Tra le vittime anche diversi giornalisti.

Scrivevano per la verità, i giornalisti morti per mano della mafia. Nove dal 1960 al 1993, uccisi perché rispettosi del loro dovere di informarsi e di informare.
Cosimo CristinaGiovanni Spampinato, Giuseppe Fava, Mauro De MauroMauro Rostagno, Giuseppe ImpastatoGiancarlo SianiGiuseppe Alfano, Mario Francese. Questi sono i loro nomi, a cui si aggiungono Tobagi e Casalegno, vittime del terrorismo degli anni di piombo.

Impegno civile e rispetto della propria professione, è ciò che ha portato alla scomparsa di chi voleva informare. I giornalisti rientrano nelle file delle tante vittime che oggi, 21 Marzo, si ricordano. La Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie ricorre sin dal 1996, ma solo nel 2017 venne ufficialmente istituita. La legge n. 20/2017 ricorda i numerosi nomi di chi è morto ingiustamente, riunendo migliaia di persone e sensibilizzando sul tema.

Perché è nata tale ricorrenza?

È dal 1996 che tale giornata, la prima di primavera, viene dedicata a tutti coloro che la mafia ha ucciso negli ultimi decenni. Il giorno del ricordo nasce nel dolore delle madri di Roberto Antiochia e di Antonio Montinaro, uccisi l’uno nel 1985 e l’altro nella strage di Capaci. Entrambi poliziotti, i loro nomi vengono oggi ricordati per promuovere la legalità, soprattutto tra i più giovani.

È una giornata di profonda commozione, ma anche di riflessione, utile a ricordare cos’è la mafia e quanta bruttura si porta dietro. Poliziotti, bambini, giornalisti, giudici e fotoreporter, compongono la lista di una delle pagine più buie del nostro paese. Solo tra Campania e Sicilia nove giornalisti, tutti intenti a lavorare e a pubblicare notizie sulla questione.

Giuseppe Impastato, 9 maggio 1978

Nato a Cinisi, Palermo, in una famiglia mafiosa, da ragazzo si allontana e dà vita ad un’attività antimafiosa. Giornalista e attivista, muore nel proprio paese di nascita nel maggio del 1978, nel mezzo della propria campagna elettorale.

Candidato con la « Democrazia proletaria », Impastato venne ucciso lo stesso giorno in cui venne ritrovato il corpo di Aldo Moro. Fu il ritrovamento del Presidente della Democrazia cristiana a far scivolare in secondo piano la morte di Giuseppe Impastato, creduto inizialmente attentatore suicida.

Fu grazie alla madre Felicia e al fratello Giovanni che nell’uccisione di Impastato venne individuata una matrice mafiosa. Per l’uccisione di Impastato furono Gaetano Badalamenti e Vito Palazzolo ad essere ritenuti colpevoli e sentenziati all’ergastolo. Sulla morte di Giuseppe Impastato grava infatti la mano di Cosa Nostra, organizzazione criminale mafioso-terroristica presente principalmente in Sicilia.

Cosimo Cristina, primo giornalista ucciso dalla mafia

Fu il primo giornalista vittima della mafia, Cristina. Un giornalista « privo di peli sulla lingua », com’è ricordato dall’Ordine dei giornalisti nella giornata della ricorrenza. Ucciso il 5 maggio 1960, la sua morte rimase, ed è ancora oggi, impunita.

« È andato avanti nel suo lavoro con coraggio e determinazione anche se questo gli ha causato la morte. Deve essere un esempio per i giovani ». Lo ricorda così sua nipote, parlando di uno dei primi « promotori della legalità », morto a soli 25 anni.

Cristina è stato trovato morto sui binari del treno, nella galleria Fossola, vicino Termini Imerese (PA). Il « suicidio » architettato è tuttora irrisolto, non essendo stati trovati i veri mandanti dell’uccisione.

In « Chiedi chi erano gli eroi », testo di Luciano Mirone per Il Fatto Quotidiano, la fine di Cristina viene indicata come « la storia di un amore spezzato nel fiore degli anni », una « storia seppellita per decenni nell’oblio delle coscienze ».

« La mafia uccide, il silenzio pure. »

Peppino Impastato

Scritto da Emanuele Lo Giudice


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