Sanremo 2023 è stato davvero un festival progressista?

by Alessio Pio Pierro
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Anche Sanremo, dopo 5 giorni estenuanti che hanno dimezzato le nostre ore di sonno, è giunto al termine. L’edizione di quest’anno ha visto trionfare Marco Mengoni, per la seconda volta dopo 10 anni. La quarta esperienza in veste di direttore artistico e conduttore per Amadeus si può ritenere come la migliore degli ultimi anni, lo share dalla prima all’ultima serata si è sempre tenuto sul 60% fino ad arrivare al 66% della finale (dato più alto dal 1997).

Come di consueto però, non sono mancati episodi che hanno alimentato le polemiche. Dalla rabbia furiosa di Blanco che ha distrutto sul palco dell’Ariston il 70% della flora sanremese, al bacio tra Fedez e Rosa Chemical.

Ma a questo siamo abituati, in primis, per far si che al pubblico possa piacere un prodotto televisivo ci deve essere una buona dose di trash, ne abbiamo mentalmente bisogno. Dobbiamo evadere dalle nostre giornate pesanti colme di lavoro o studio. Ci serve del sano intrattenimento.

Sanremo è un po’ il guilty pleasure di tutti.

A questo punto, agli occhi del pubblico moderno c’è bisogno di un’altra componente fondamentale, mettere sul piatto “argomenti scomodi” e attuali di cui si parla poco o di cui non si vuole parlare, anche per non avere l’etichetta di programma trash. Questo magari anche per avvicinare più giovani possibile. Statisticamente sembra anche aver funzionato, infatti 8 giovani su 10 tra i 15 ed i 24 anni, con un televisore accesso, hanno guardato Sanremo.

Ma la domanda iniziale è un’altra, ed il fatto che molti giovani abbiano visto questa fortunata edizione del festival non implica che sia stato davvero cosi’.

Sanremo 2023 è stato un festival progressista?

L’apparenza progressista

Sicuramente dall’occhio dello spettatore medio, ciò che è accaduto quest’anno, dai fiori regalati anche agli uomini, a Rosa Chemical, ed ai monologhi delle quattro donne che hanno accompagnato Morandi ed Amadeus alla conduzione, ha lasciato spiazzati, ma purtroppo sembra essere solo un’apparire che non sa affatto di progresso.

Iniziamo dai lati positivi. Come è stato già detto, quest’anno c’è stata la piena introduzione del regalo dei fiori post-esibizione anche agli uomini. Questa implementazione ha avuto strada già dalla seconda conduzione del conduttore romagnolo nel 2021 dove accadde solo durante la finale. Poi una piccola evoluzione l’anno successivo con il regalo durante la quarta e quinta serata, fino a quest’anno, dove ciò è stato previsto sin dal primo giorno.

Questo, per la tradizione italiana è stato un piccolo ma grande cambiamento, volto a sradicare un po’ di mascolinità tossica.

Anche la partecipazione di un artista come Rosa Chemical, auto-definitosi come gender fluid, è una grande svolta per il pubblico televisivo a volte bigotto. La sua presenza ha posto davanti a tutti uno degli argomenti di cui si discute tanto sui social media ma troppo poco nel piccolo schermo, l’identità di genere. Questa scelta sembra avere funzionato e sicuramente anche il suo personaggio tanto controverso e fuori dalle righe ha contribuito a farlo amare da nuovi fan.

Rosa Chemical con i fiori di Sanremo con Amadeus e Gianni Morandi

I Tipici Monologhi Sanremesi?

Numerosi sono stati i dibattiti emersi dai monologhi tenuti dalle co-conduttrici durante il festival, andiamo ad analizzarli.

Il Monologo di Chiara Ferragni

Il primo monologo che abbiamo ascoltato è stato quello di Chiara Ferragni durante la prima serata. La sua è una lettera rivolta alla se stessa bambina che ripercorre le fasi più complesse e anche più felici della sua vita. Dalle fragilità dell’adolescenza fino ai red carpet, per terminare con un incitamento a tutte le donne di credere in se stesse, di godersi gli alti e bassi della vita, di non dipendere dagli uomini.

“Ciao bimba, ho deciso di scriverti una lettera. Vorrei farti vedere la mia vita: sai, oggi la gente mi conosce, e tante persone mi chiedono un selfie insieme. È una bella sensazione piacere a milioni di persone, anche se non piaccio proprio a tutti”.

Il suo è il tipico monologo Sanremese, come definito dal digital journalist Francesco Oggiano, «una versione patinata del “voglio la pace nel mondo”», ma come conclude quest’ultimo, ciò che importa è che abbia potuto ispirare moltissimi ragazzi e ragazze in eurovisione. Che rappresenti un brand o meno, che ci guadagni qualcosa, l’importante è che il messaggio arrivi e possa cambiare le menti.

Il Monologo di Francesca Fagnani

Da una giornalista brillante come Fagnani non ci si poteva aspettare un monologo migliore. La conduttrice romana durante la seconda serata ha portato sul palco dell’Ariston un tema molto importante: quello del sistema carcerario. In sintesi parla dei tanti giovani che vivono situazioni di disagio che li spingono all’abbandono scolastico. Premessa per l’inizio di un attività delinquenziale che non termina sicuramente con l’esperienza carceraria, che anzi nel maggior numero dei casi porta solo a tornare a commettere reati. Questi spesso risultano anche di maggior gravità e supporta la sua tesi condividendo la sua diretta esperienza nell’istituto penitenziario minorile Nisida di Napoli.

“Lo Stato dovrebbe combattere la dispersione scolastica e la povertà educativa, dovrebbe garantire pari opportunità almeno ai giovani. È una questione di democrazia, di uguaglianza, su cui si fonda la nostra Repubblica….

Non siamo killer per sempre.”

Il Monologo di Paola Egonu

Il tema del monologo della terza serata della Pallavolista Paola Egonu, dopo le polemiche riguardanti le offese ricevute in successione al bronzo con l’Italia del Volley, era francamente molto prevedibile, il razzismo. Il passaggio chiave che esprime al meglio il suo messaggio è:

“Io sono quella che quando oggi ancora mi fanno una domanda sul razzismo, rispondo così: “Prendete dei bicchieri di vari colori e metteteci dentro l’acqua. Vedrete che la maggior parte delle persone sceglierà il bicchiere trasparente, solo perché il suo contenuto è più limpido. Eppure, se proverete a bere da uno dei bicchieri colorati, scoprirete che l’acqua ha sempre lo stesso gusto, perché siamo tutti uguali oltre alle apparenze

Una dichiarazione sincera che proviene da una sua diretta esperienza, anch’esso un messaggio che può ispirare molte persone.

Il Monologo di Chiara Francini

Il monologo nella quarta serata di Sanremo della Francini affronta una tematica molto delicata e poco discussa dai media, quella della non-maternità e la scelta di non essere madri.

Monologo che tra l’altro è andato in onda a l’una inoltrata, nell’ora con lo share più basso.

L’attrice e comica fiorentina ha parlato della condizione femminile divisa tra carriera e famiglia, perché in fondo si sa, in Italia avere una carriera di successo e al contempo diventare madre, per una donna, è un’impresa quasi impossibile. Si dà per scontato che una donna debba e voglia rinunciare alla carriera nel momento in cui diventa madre, perché essere madre deve “bastarti”.

“Io da qualche parte penso di essere una donna di me**a perchè non so cucinare, non sono sposata e non ho avuto figli.

Ciò che afferma la Francini è assolutamente reale, solo che verso la fine sembra arrendersi all’opinione della società. Forse è mancata un po’ di chiarezza.

Un’importante giudizio da citare è quello della giornalista di Today Chiara Tadini che afferma:

“Sii più chiara, fallo per tutte quelle donne-non-mamme che come te si sentono sbagliate e che meriterebbero di sentire un’altra donna-non-mamma che dica loro: no, non sei sbagliata. Certo, possiamo sentirci tali, ma stai tranquilla e cammina a testa alta: non sei sbagliata. Sul palco dell’Ariston sei investita di un ruolo, ed è bellissimo che tu abbia trovato il coraggio di svelare le tue insicurezze così apertamente.

Però, proprio in virtù di quel ruolo di cui sei investita, credo che sarebbe giusto anche fare un passo in più, esporre il problema come hai fatto ma anche analizzarlo.”

Un Sanremo tutto fumo e niente arrosto?

Ed è qui che arriviamo alla critica del non-progressismo del festival.

Soprattutto nei monologhi, ma in tutte quante le azioni “progressiste” proposte al festival si parla tanto, si usano tante parole d’effetto, quasi teatrali, ma non si è mai chiari abbastanza, ad eccezione della professionale Francesca Fagnani, per poter trovare una soluzione e denunciare chi attua ciò che lamentano.

Sono parse come dichiarazioni da fare quasi per accontentare una fetta di popolazione ma che purtroppo non concludono niente.

Tanto parole generali, d’ispirazione ma che girano solo attorno ad esse.

Anche la figura femminile, tanto discussa dalla Ferragni stessa, non sembra essere cambiata molto. E’ vero che c’è stato un cambiamento riguardo l’importanza della “valletta” che accompagna i conduttori, complice l’aggiunta di spazio e tempo a quest’ultima, ma è parso come se la donna dovesse giustificare la sua presenza su quel palco e che fosse li’ solo per discutere dei suoi problemi a differenza della figura maschile che invece aveva il dovere di condurre perchè uomo.

“Che a Sanremo chiamino delle co-conduttrici nere allo scopo non solo di rappresentare una quota, ma anche di lanciare un messaggio che è sempre e solo legato al razzismo….

O che le donne vengano chiamate a tenere il monologo «intenso» – a mio parere raramente incisivo – in rappresentanza delle difficoltà di altre donne, naturalmente guidate e protette dai più esperti conduttori maschi.”

Mario Manca, giornalista per Vanity Fair ed altre testate

O come ha ricordato il già citato Francesco Oggiano di una dichiarazione di Sabrina Ferilli nel 2022:

“Ma perché la mia presenza all’Ariston deve per forza essere legata a un problema?
Perché, devo trovare un senso oltre quello che sono, per giustificare il fatto che mi trovo qua, magari dandomi una missione e parlando di temi importanti?”

E’ vero, un piccolo passo avanti è stato fatto, ma siamo ben lontani ad un punto di arrivo e non dovremmo gioire affatto.

Scritto da Alessio Pio Pierro


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