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Caso Saman Abbas, ritrovato il corpo della giovane: si attende il Dna

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Dopo 575 giorni di ricerche, nella serata di domenica sera è stato dissotterrato un cadavere che con buon probabilità potrebbe essere quello di Saman Abbas, la diciottenne pakistana che sarebbe stata uccisa dalla sua famiglia per aver rifiutato un matrimonio combinato.

Il corpo era stato rinvenuto una decina di giorni fa a circa un metro di profondità nel luogo indicato dallo zio di Saman a Novellara, nei campi del casolare della provincia di Reggio Emilia dove la ragazza era scomparsa nella notte del 30 aprile 2021, ma solo alle 22 di domenica sono terminate le operazioni per disotterrare il corpo. Il procuratore capo della squadra di Reggio Emilia, Gaetano Calogero Paci, ha fatto sapere ai giornali che:

“Il corpo si è bene conservata considerata la profondità nella quale è stato interrato per oltre un anno e mezzo e indossava gli stessi abiti al momento dell’interramento” – Gaetano Calogero Paci

La salma della giovane ora sarà trasferita all’Università di Milano dove verranno effettuati gli accertamenti medico-legali, primo fra tutti l’identificazione del Dna necessaria per assicurarsi che il corpo sia veramente quello di Saman Abbas.

Il caso e il processo

La 18enne pakistana era scomparsa dalla sua abitazione di Novellara, a Reggio Emilia, dove abitava con la sua famiglia e i suoi zii nella notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2021. A dare l’allarme era stato il fidanzato. Le forze dell’ordine avevano deciso di seguire la pista dell’omicidio familiare, ipotizzando che la ragazza fosse stata uccisa dalla famiglia per essersi opposta al matrimonio combinato con un cugino.

L’ipotesi è stata poi confermata dalle intercettazioni al padre della giovane che fuggì insieme alla madre in Pakistan. L’uomo, in una telefonata, confessò e confermò la morte della figlia. Lo scorso 13 novembre, il Pakistan ha emesso una sentenza d’arresto per il padre e la madre di Saman.

Il prossimo 10 febbraio saranno messi a giudizio tre dei familiari della giovane arrestati all’estero: lo zio Danish Hasnain e due cugini, tutti responsabili della morte e dell’occultamento del cadavere.

Scritto da Francesco Cocco

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