Napoleon di Ridley Scott lascia con l’amaro in bocca

di Nina D'Amato
4 Min.

Il celebre cineasta Ridley Scott torna al cinema puntando il riflettore su una delle figure più studiate e rappresentate della storia: Napoleone Bonaparte. Una sfida difficile quella che si impone il regista del Gladiatore, una biografia complessa e intricata tanto da far vacillare la solidità della sua regia. Quello che Scott ci propone è un ambizioso progetto che ha tutte le premesse per diventare un buon prodotto, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un lago ghiacciato. Dopotutto Napoleon è soltanto l’ultimo degli oltre 700 film succeduti alla potenza dell’omonimo film muto di Abel Gance del ’27.

Ridley Scott ci prova, ma con scarsi risultati. Napoleon è sicurante un film che divide pubblico e critica, che intriga e fa parlare di se. Un cast stellare, una regia importante e una trama impegnativa fanno da cornice all’ultimo prodotto Apple+ peccato che tutte alte aspettative vengano deluse una volta seduti sulla poltrona del nostro cinema di fiducia.

Napoleon: una versione ironica del grande despota francese

Le premesse c’erano tutte: un cast degno di nota, un punto di vista interessante e un personaggio di spicco della storia moderna. Allora cosa è andato storto? Probabilmente l’ambizione di racchiudere in una pellicola tutte le tappe più importanti della storia di un uomo così astruso ha fatto vacillare il cineasta inglese.

Quello che ci viene proposto è una versione satirica, fragile e smitizzante di un megalomane. L’imperatore che si autoproclamò ci viene mostrato adornato di un velo di ridicolo. Un Napoleone che percorre la via della grandezza stringendo il braccio alla morte, come un figlio con l’anziana madre. La pellicola infatti inizia con la decapitazione di Maria Antonietta e termina con la morte, avvenuta in esilio, di Napoleone.

Un collage delle più importanti tappe dell’impero napoleonico, un po’ forzato nel voler imprimere a forza momenti di una carriera politica altrimenti troppo avviluppata. Un montaggio ritmato, un coloring denaturato che conferisce un aria di vecchio ricordo e una fotografia pulita sono il punto di forza dell’intero film. A funzionare meno è sicuramente la sceneggiatura – a tratti imbarazzante – che si perde in una linea narrativa pressoché inesistente e l’inesattezza storica. Molti sono anche i parallelismi che Ridley Scott fa con il suo più grande successo il Gladiatore, legando in un certo senso i due personaggi.

Lo specchio di un uomo smitizzato

È chiaro fin da subito che l’indento del cineasta è quello di guardare oltre il mito e la leggenda del condottiero. Il processo dietro tutto il film è sicuramente quello di umanizzare una figura altresì potente e glorificata. Mostra le insicurezza di un uomo che teme di essere dimenticato o ricordato come un tiranno, di un piccolo uomo che sente il peso del pensiero comune. Scott dipinge Napoleone come un marito disperato in ricerca di un erede, innamorato di una donna a cui dovrà rinunciare “in nome della Francia” e a cui resterà sempre profondamente legato. Viene mostrato un despota accecato dalla sua stessa smania di potere e lo si fa attraverso le sue imperfezioni.

napoleon
Napoleon | by Kevin Baker

Vanessa Kirby si fa carico di un’interpretazione degna di nota, riesce a rendere il suo personaggio – Giuseppina Bonaparte – iconico e tridimensionale, rubando spesso la scena allo stesso Phoenix. Tutta la bellezza del film, pertanto risiede nel forte impatto visivo delle scene e nelle interpretazioni più o meno riuscite dei suoi attori.

In conclusione

È un film che divide, questo è certo, ma tra sostenitori e oppositori mi schiero con chi del film ne salva ben poco. Tuttavia non mi sento di sconsigliarne la visione. Un film tutto sommato godibile, seppur non sposi esattamente i miei gusti. Un’interessante punto di vista sulla vita di Bonaparte che merita una chance, nonostante la discutibile riuscita. 2/5

Di Carola Antonucci.


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