Letteratura cortese: il testo letterario si fa società

di Costanza Maugeri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 6 Min.

Almeno una volta nel corso della vita abbiamo studiato o perlomeno sentito parlare di letteratura cortese, per intenderci, di dame, cavalieri e poesie d’amore.

Oggi scenderemo nel profondo della questione e comprenderemo insieme come e quanto la letteratura possa modellare il mondo reale e dettare regole sui rapporti che in esso si instaurano.

La cortesia

Letteratura cortese

Nel genere della letteratura cortese rientrano i testi lirici e narrativi che tra tra XII e XIII secolo furono espressione del “fare aristocratico” occidentale. Esso si identificava con i rituali sociali e i valori che permisero ad un gruppo ristretto di individui di riconoscersi come élite. Tale identificazione diede avvio in Francia ad un processo di “civilizzazione” dell’individuo. La cortesia, in tal senso, originariamente solo negli ambienti di corte, dettava un determinato codice di comportamento; avere l’altro di fronte imponeva un pudore che si manifestava nell’uso controllato della parola e del corpo, un modello relazionale, insomma, che aveva il fine di raffreddare pulsioni e istinti, quest’ultimi caratteristici del “villano.”

La culla del “grande canto cortese” fu, come ci suggerisce lo stesso termine, la corte. Essa era la residenza del signore e della cerchia di persone che abita con lui.

L’anarchia feudale ossia la frammentazione signorile creò, quindi, dei luoghi in cui i rituali comportamentali sopra descritti trovavano perfetta attuazione.

La corte: centro di diffusione culturale e comportamentale

Le corti diventarono un centro culturale caratterizzato da musica e poesia; l’aspetto peculiare di questo contesto risiedeva nel ruolo intercambiabile di pubblico e esecutori che si trovavano sullo stesso piano sociale ciò comportava che chi ascoltava le narrazioni, ad esempio, poteva anche raccontare.

I testi letterari cortesi ebbero così fortuna da diffondersi al di fuori dello spazio cortese, portando a un dinamismo essenziale quando si parla di letteratura cortese: “gli oggetti” cortesi si volgarizzarono e di conseguenza causarono una nobilitazione dal basso e del “basso”.

La cavalleria

Intorno all’anno Mille si assistette a quella che lo studioso Elias definisce “curializzazione” dei cavalieri. Il guerriero provvisto di cavallo e armi pesanti diventò così il braccio destro armato del signore, in tal senso, il combattimento divenne sempre più questione di forza fisica, armi molto costose e coraggio. Tali caratteristiche portarono a una selezione basata sulle qualità personali più che sul rango di appartenenza. Solo fra il 1170 e il 1230 la cavalleria divenne una casta nobile e per tale motivo il cavaliere dovette adattarsi ai rituali di corte. A “legittimare” l’uso della violenza fu, inoltre, il concetto di bellum iustum ossia guerra giusta, santa, legata alle crociate. Essa nobilitò, sostanzialmente, la brutalità della guerra.

In tal senso i romanzi, come il Brut di Wace, ampliano la rappresentazione dei cavaliere: il suo valore non si vede più solo in campo, ma anche a corte. In questo contesto è essenziale il valore dell’avventura cavalleresca che nei romanzi assume un valore di formazione. In Perceval di Troyes, ad esempio, l’avventura è simbolo di una crescita umana e di consapevolezza del protagonista.

L’amore cortese

amore cortese

Dopo aver chiarito il contesto socioculturale, è interessante capire su quali pilastri si basa la lirica cortese.

L’amore cortese è un sentimento adulterino e segreto tra un cavaliere iuvines ossia senza feudo e una dama che, spesso, è la moglie del sovrano di cui il cavaliere è al servizio (per tale motivo è una relazione asimmetrica, a causa della differenza di rango).

Il nodo centrale è il desiderio amoroso che non trova mai soddisfacimento, quest’ultimo, infatti, porterebbe alla cessazione del desiderio stesso e del canto d’amore.

La vicenda amorosa si svolge a corte e vede nel marito della Midonz, la signora alla quale ci si rivolge “vassallaticamente” in terza persona, il proprio oppositore.

Dietro la finzione letteraria

L’amore cortese espresso nella letteratura nobilita la vera condizione dei cavalieri iuvines che , spesso, sono nobili esclusi dall’eredità familiare. Tali individui si trovavano in una zona di mezzo tra i casati ossia i cavalieri o i nobili che possedevano un feudo e la élite non aristocratica.

La condizione dei cavaliere “giovane” è sinonimo di instabilità e violenza, anche se i testi medievali ne mascherano le reali peculiarità. In questo senso l’amore cortese cantato è strumento di sublimazione della condizione di vita del cavaliere che riduce lo scarto materiale della ricchezza , focalizzandosi sulle proprie peculiarità intellettuali e spirituali ossia la nobiltà d’animo.

Scritto da Costanza Maugeri


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Fonti: Filologia romanza. Critica del testo, linguistica, analisi letteraria di Lino Leonardi ,Laura Minervini, Eugenio Burgio . Le Monnier Università, 2022

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