Il dialetto tra storia e stereotipi

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Il termine “dialetto” deriva dal greco “diàlektos“, il cui significato letterale è “conversazione, discorso, modo di parlare”. Questo vocabolo venne introdotto nella lingua italiana dagli Umanisti tra il 1400 e il 1500, in quanto la frammentazione linguistica italiana appariva simile a quella greca.

Vi siete mai chiesti come definire concettualmente un dialetto?

Di seguito vi forniamo la definizione che dà il Grande dizionario italiano dell’uso di Tullio De Mauro.

Sistema linguistico usato in zone geograficamente limitate e in un ambito socialmente e culturalmente ristretto, divenuto secondario rispetto a un altro sistema dominante e non utilizzato in ambito ufficiale o tecnico-scientifico

I dialetti italiani

I dialetti italiani sono varietà linguistiche italoromanze perché, nonostante presentino delle differenze interne, sono legate all’italiano, che riveste il ruolo di lingua-tetto. L’italiano copre infatti l’intera varietà dialettale, rimanendo il polo ufficiale dal punto di vista socioculturale.

La penisola italiana, linguisticamente parlando, si distingue in tre aree: settentrionale, centrale, meridionale. Esse sono marcate da due linee immaginarie: la linea La Spezia-Rimini, che differenzia le varietà settentrionali da quelle centrali e la linea Roma-Ancona, che separa le varietà centrali da quelle meridionali.

I confini tra una varietà dialettale e l’altra sono evidenziati dalle “isoglosse“, dei fattori linguistici unificanti che delineano aree dialettali più o meno ampie.

La crisi dei dialetti

Mappa dei dialetti italiani

Per secoli, i tre quarti della popolazione italiana si espresse in dialetto. Dopo l’Unità d’Italia, se pur lentamente, il tasso di analfabetismo diminuì grazie all’ampliamento dell’istruzione scolastica.

Nel secondo dopoguerra, con il cambio del paradigma socio-economico e il boom economico, il dialetto iniziò ad essere percepito come uno strumento linguistico limitato dalle nuove generazioni. Nonostante si ebbe in quegli anni una radicale crisi del dialetto, l’italiano continuò ad essere usato essenzialmente negli usi formali e ufficiali, mentre il dialetto nell’ambito familiare e informale.

Questa netta differenziazione sociolinguistica prende il nome di diglossia (dal greco dyo «due» e glossa «lingua»), che prevede la compresenza di una varietà bassa (dialetto) e una varietà alta (italiano). Il termine fu coniato nel 1959 dal linguista americano Charles A. Ferguson.

Il rapporto tra italiano e dialetto oggi

Il rapporto tra italiano e dialetto oggi si indica con il termine “dilalia“(dal greco dyo «due» e lalìa «modo di parlare»), il quale indica una distinzione meno netta tra i contesti in cui si usano il dialetto e l’italiano.

Quest’ultimo è oggi usato dalla maggior parte dei parlanti anche nell’ambiente familiare e nei contesti informali. La varietà dialettale viene inoltre usata per esigenze linguistiche ed espressive.

 

Il dialetto non è….

  • la lingua degli ignoranti. Dobbiamo tenere a mente, infatti, che il dialetto ha rappresentato per secoli la sola risorsa linguistica nel parlato, per intere comunità.
  • una lingua incompleta o rozza. È invece un sistema linguistico completo sotto tutti i punti vista ed è autonomo rispetto all’italiano.

E’ indubbio che le persone che ad oggi hanno come risorsa linguistica solo il dialetto locale, possano trovarsi in difficolta in un mondo sempre più globalizzato, in cui sembra non essere più sufficiente neanche l’italiano. Essenziale è, invece, sottolineare che attualmente i dialettofoni puri, cioè coloro che riescono ad esprimersi solo nel loro dialetto, sono una percentuale minima.

È importante comprendere che il dialetto rappresenta l’identità di un popolo. In esso vive infatti la storia linguistica di una determinata area geografica, che ne rappresenta, insieme ad altre peculiarità, la cultura.

Il dialetto nasce dentro, è lingua dell’intimità, dell’habitat, “coscienza terrosa” di un popolo, sta all’individuo parlante come la radice all’albero; nasce nella zolla, si nutre nell’humus, si fonde nella pianta stessa. È, insomma, l’anima di un popolo.

Marcello D’Orta

Scritto da Costanza Maugeri


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