E se Cecco Angiolieri non fosse il ribelle che da sempre studiamo?

di Costanza Maugeri
5 Min.

L’esigenza di dedicare questi 3 Minuti di letteratura nasce dal smontare, o almeno tentare di farlo uno degli stereotipi letterari più profondi e radicati: Cecco Angiolieri è così fuori dagli schemi come ce lo hanno sempre presentato?

Ancor prima di scendere nel cuore dell’argomento credo mi tocchi fare un po’ di storytelling per legittimare la mia presa di posizione.

Io, come la maggior parte di noi, ho sempre creduto che Cecco Angiolieri fosse un sovvertitore del mondo che si trovava davanti, che lo facesse attraverso la poesia. Che fosse, insomma, il poeta maledetto del Trecento.

L’anno scorso, invece, accade un evento che non mi sarei mai aspettata: durante il primo semestre universitario della mia vita, mi approccio alla letteratura italiana trecentesca e mi crollano tutte le certezze. Angiolieri non è il ribelle che mi hanno da sempre narrato.

Per intenderci, non è così ribelle come appare, ad impatto, da questa poesia:

S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempesterei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;

s’i’ fosse papa, sare’ allor giocondo,
ché tutti cristïani imbrigherei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente farìa da mi’ madre,

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e vecchie e laide lasserei altrui

S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo, Cecco Angiolieri

Chi è Cecco Angiolieri?

Cecco Angiolieri nasce a Siena nel 1260(circa) dove morirà tra il 1311 e il 1313. Egli appartiene alla ricca famiglia guelfa degli Angiolieri.

Sul suo carattere irriverente ,che emerge da diversi documenti tra cui l’atto di rinuncia dell’eredità da parte dei cinque figli nel 1311, egli costruisce il suo personaggio e la sua poesia.

E’ indubbio che insieme ad altri poeti come Rustico de Filippi, egli si pone in contrasto al “rimar d’amor” cortese e allo Stilnovo che stava vivendo con Dante e “i suoi amici, primo fra tutti Cavalcanti, la sua epoca d’oro.

La sua poesia comico-realista è “bassa “nei contenuti, si fa parodia aggressiva della morale corrente nella società comunale, ma si inquadra, in ogni caso ,in una poesia stilisticamente alta; infatti riprende modelli della poesia goliardica medievale.

Ops, non è ribelle come appare!

Cecco Angiolieri non è il Baudelaire medievale, né tantomeno ha la voglia e lo spirito di sovvertire quel sistema di valori che tanto critica e schernisce. La sua è pura insoddisfazione personale.

Tale scontentezza si manifesta nei temi intorno a cui ruota la sua poesia: l’amore per Becchina, parodia dell’amore stilnovistico, fatto di sensualità ,litigi e ripicche, il ritratto della donna è inquadrato in tipici schemi misogini; l’odio per il padre vecchio e avaro che si compie nella gioia della sua morte; l’amore per il denaro visto come fonte di felicita per un progetto di vita senza freni.

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui.»

Nella poesia S’i’ fosse foco, arderei’ il mondo l’autore dopo aver usato anaforicamente una costruzione condizionale per costruire, in un climax ascendente di aggressività e brutalità, la sua immagine poetica, emerge nell’ultima terzina, chiamandosi per nome:

Se io fossi Cecco, come sono e fui,
prenderei le donne giovani e belle:
e lascerei agli altri quelle vecchie e brutte.

In quest’ultima strofa muore, risolvendosi, tutto lo slancio ideale dell’Angiolieri. Egli spoglia il suo personaggio con ironia, mostrandosi per quello che è: l’umo a cui interessa solo soddisfare i propri piaceri terreni.

Cecco Angiolieri non vuole cambiare il mondo, vuole solo viverlo a suo modo.

Scritto da Costanza Maugeri


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Fonti

Bibliografia: Storia della Letteratura Italiana. Dalle origini al Quattrocento di Giulio Ferroni

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