COP28, dall’audio di Al Jaber al fondo per i paesi vulnerabili

di Mirko Aufiero
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 6 Min.

Cos’è la COP28? E cosa si sta decidendo a Dubai? Un quadro della 28esima “Conference of the Parties”

Giovedì 30 novembre ha avuto inizio la COP28 – il 28esimo incontro delle Nazioni Unite dove i governi sono chiamati a discutere su come affrontare il cambiamento climatico – che si chiuderà il 12 dicembre. L’edizione di quest’anno è ospitata dagli Emirati Arabi Uniti, e si stima che oltre 60mila persone – tra cui capi di Stato e di governo, funzionari, rappresentanti di aziende e Ong e scienziati – vi parteciperanno.

Numerosi i temi sul piatto: dai fondi ai paesi più deboli per compensare i danni causati dal cambiamento climatico, alla produzione sempre più ampia di energia rinnovabile. L’obiettivo comune è trovare una strategia per tener fede all’accordo sul clima di Parigi, firmato da 195 paesi nel 2015, che prevede di mantenere l’aumento della temperatura mondiale entro 1,5 gradi.

Arriva il fondo Loss&Damage alla COP28

silhueta de árvores durante o pôr do sol

L’istituzione di un fondo per sostenere i paesi che maggiormente subiscono i danni causati dal cambiamento climatico era già stata concordata alla COP27 di Sharm el-Sheikh in Egitto. In molti però dubitavano che avrebbe mai visto la luce in tempi brevi. Alla COP28 invece è stato raggiunto un accordo il 30 novembre, che prevede un trasferimento di fondi dai paesi più ricchi a quelli in via di sviluppo.

Questa iniziativa era stata a lungo richiesta dai paesi più deboli, che spesso sono quelli più danneggiati dal cambiamento climatico nonostante vi contribuiscano in minima parte. Unione Europea, Stati Uniti e Regno Unito e altri paesi tra cui gli Emirati Arabi Uniti si sono impegnati a versare un contributo di oltre 400 milioni di dollari, che compenserà in parte i danni causati dagli eventi climatici estremi come inondazioni, siccità e incendi.

Triplicare l’energia rinnovabile e ridurre i gas serra

moulin à vent électrique blanc

Altro punto importante della COP28 riguarda i nuovi impegni presi da Stati e compagnie petrolifere per contrastare il riscaldamento globale. 116 governi si sono impegnati a triplicare l’uso di energia rinnovabile entro il 2030, con l’obiettivo di eliminare le fonti fossili produttrici di C02 entro il 2050.

Inoltre, 50 compagnie petrolifere, compresa la saudita Aramco e la britannica Shell, hanno promesso di eliminare le emissioni di gas serra durante la produzione di combustibili fossili entro il 2050. Questo accordo però non copre la combustione di tali combustibili, motivo per cui è stato etichettato come un tentativo di “greenwashing” dai gruppi ambientalisti.

Tra le aziende firmatarie dell’accordo, che rappresentano un terzo della produzione globale di petrolio e gas, risultano assenti le compagnie energetiche statali di diversi Stati. Tra queste, quelle di Cina, Iran, Kuwait, Messico, Venezuela e Russia,.

Il rilancio del nucleare alla COP28

Ventidue paesi si sono impegnati alla COP28 a triplicare la produzione di energia atomica entro il 2050. Tra questi, Stati Uniti, Francia, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti. È inoltre stato annunciato dal primo ministro belga Alexander de Croo il primo vertice mondiale sul nucleare, che si terrà in Belgio il prossimo marzo.

Questo obiettivo viene considerato fondamentale da molti paesi per raggiungere il traguardo delle emissioni zero. Come sottolineato da John Kerry, inviato speciale del presidente americano per il clima, «non è possibile arrivare a zero emissioni nette nel 2050 senza il nucleare».

L’audio di Al Jaber sull’abbandono delle fonti fossili

Vista aerea del cementificio con alta struttura impiantistica in calcestruzzo e gru a torre presso l'area di produzione industriale in serata. Produzione e concetto di industria globale.

Il presidente della COP28, Sultan Al Jaber, ha ricevuto numerose critiche fin dai giorni precedenti all’inizio della conferenza. Al centro, il suo ruolo di amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Company, la compagnia petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti.

Tale ruolo, dicono i critici, ne mina l’imparzialità e rappresenta un conflitto di interesse. Questa tesi è stata ulteriormente rafforzata da un audio diffuso dal Guardian, risalente a prima dell’inizio della COP28, in cui Al Jaber mette in dubbio l’utilità di ridurre l’uso dei combustibili fossili.

Al Jaber ha affermato in un incontro con Mary Robinson, inviata speciale del gruppo Elders, che «non esiste alcuna evidenza scientifica» che dimostri che la riduzione dei combustibili fossili possa garantire il rispetto della soglia dei 1,5 gradi. La riduzione di questi combustibili non sarebbe sostenibile «a meno che qualcuno non voglia riportare il mondo all’era delle caverne», ha aggiunto Al Jaber, destando preoccupazione tra gli scienziati e i gruppi ambientalisti.

Il passo indietro di Al Jaber

In seguito alle polemiche, Al Jaber ha risposto affermando che c’è «un po’ di confusione in giro e interpretazioni sbagliate» e di essere «piuttosto sorpreso dai continui e ripetuti tentativi di minare il lavoro della presidenza della COP28».

«Sono un ingegnere di formazione. La scienza è stata fondamentale per il mio progresso professionale e sì, rispetto la scienza in tutto ciò che faccio», ha aggiunto Al Jaber, ribadendo di aver affermato «più e più volte che la riduzione graduale e l’eliminazione dei combustibili fossili è inevitabile».


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