30 Ottobre, il punto della settimana: cos’è successo nel mondo?

by Emanuele Lo Giudice
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Dall’Atlantico al Pacifico, le ultime notizie della settimana che si sta per concludere. Il mondo dal 24 al 30 Ottobre 2022.

Si conclude un’altra settimana e le notizie che arrivano dal mondo circolano più veloce di quanto si pensi. La Somalia, la Crimea e l’Iraq, che è successo fuori dai confini nazionali?

Somalia: aumentano le vittime degli attentati a Mogadiscio.

Sono due le autobombe che sono scoppiate a Mogadiscio nella giornata di Sabato 29 Ottobre, le vittime accertate per ora sarebbero 100, anche se “continuano ad aumentare”, come ha sostenuto il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud. Le autobombe, che hanno causato “decine di vittime civili”, sono state fatte scoppiare nella zona degli uffici governativi, dove i civili erano in quel momento di passaggio sui mezzi pubblici. Una delle ambulanze arrivate in soccorso è rimasta colpita durante la seconda detonazione. Il portavoce della Polizia Sadik Dudishe ha comunicato che le esplosioni simultanee sono avvenute nella strada di Zobe, di cui almeno una nella zone del ministero. Fonti tedesche parlerebbero invece di un attacco kamikaze e di una penetrazione di alcuni assalitori nella struttura governativa. Solitamente tale tipo di attacco viene ricondotto alle azioni jihadiste di Al-Shabaab, gruppo terrorista sunnita che è solito colpire la capitale somala. Formalmente riconosciuta nel 2012, la cellula somala di al-Qāʿida è presente prevalentemente nel sud del paese e nei pressi di Chisimaio, nella regione Bassa Giuba, dove sono presenti diversi campi di addestramento. Nello stesso punto, nel 2017, un altro attentato aveva ucciso 500 persone, rientrando nella storia del paese come l’attentato più grave di sempre. I sospetti nei confronti di Al-Shabaab per ora rimangono, nell’attesa che la rivendicazione – per ora non arrivata – da parte del gruppo terroristico o le indagini confermino o meno il coinvolgimento.

Crimea: attacco alla flotta russa presente nel Mar Nero.

Mosca ha accusato Kiev di aver commesso “l’attacco terroristico più grave” dall’inizio dell’operazione militare speciale; le accuse sono rivolte anche a Londra, rea, a detta del Cremlino, di aver assistito Kiev. Quattro navi russe sono state colpite da droni e veicoli sottomarini senza pilota, in quello che risulta essere, a detta di Mikhail Razvozhaev (governatore della penisola), l’attacco più massiccio ai danni della Crimea. Respinte le accuse, Kiev e Londra si sono viste annullate le speranze nell’unico accordo che in otto mesi di guerra aveva rassicurato il mondo riguardo la sicurezza del grano. L’allarme internazionale, soprattutto dei paesi più poveri, è scattato da subito alla notizia dell’attacco alla flotta russa presente nel Mar Nero. Il Cremlino ha accusato Kiev di aver colpito “navi coinvolte nel garantire la sicurezza del grano” con l’aiuto di un Paese NATO (Gran Bretagna), che avrebbe aiutato l’Ucraina nella preparazione. Il presunto coinvolgimento di Londra, a detta del Cremlino anche nella questione Nord Stream, ha spinto la Russia a sospendere a tempo indeterminato l’accordo sull’esportazione dei prodotti agricoli dai porti ucraini. La Russia ha comunicato, inoltre, che gli obiettivi aerei sono stati colpiti tutti e che solo una dragamine, la Ivan Golubets, avrebbe riportato “lievi danni”. La Crimea è sempre più sotto attacco, sintomo della volontà di Kiev di non abbandonare l’intenzione di riprendersi la terra che Mosca, nel 2014, ha annesso illegalmente.

Iraq: la fiducia al nuovo governo, Al-Sudani è Primo Ministro.

Dopo mesi di lunghi negoziati e con una guerra civile sul punto di scoppiare, l’Iraq ha finalmente un nuovo governo; ad un anno dalle ultime elezioni, al-Sudani ha giurato davanti al Parlamento iracheno. La presenza dei 253 deputati riuniti in seduta è storica, considerando l’assenteismo che caratterizza le sedute del Parlamento iracheno nei momenti di approvazione delle leggi. “Il nostro team ministeriale affronterà la responsabilità in questa fase in cui il mondo sta assistendo a grandi trasformazioni e conflitti politici ed economici” ha detto al-Sudani nel proprio discorso al Parlamento, indicando come d’importanza primaria il potenziamento dell’efficacia dei governi locali, nonché la garanzia e l’indipendenza della magistratura come costituzionalmente previsto. “Prometto al grande popolo iracheno, guidato dal saggio supremo riferimento, di essere di aiuto al popolo iracheno in ogni parte del nostro amato Iraq” ha concluso il nuovo Primo Ministro, il quale ha ricevuto la fiducia per l’intero dossier ministeriale e la cui nomina chiude un periodo di intensa crisi che il paese ha vissuto dopo le ultime elezioni e l’ostruzionismo del candidato vincitore del 2021 al-Sadr, intenzionato a non accettare un governo di intesa ma solo esclusivamente di maggioranza. Al-Sadr, che ad Agosto aveva annunciato il ritiro dalla vita politica, ha rifiutato le offerte di collaborazione con il nuovo governo.

Scritto da Emanuele Lo Giudice


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